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La Tombola di Fiorella
La Tombola di Fiorella (Tombola Napoletana) $127.95 $89.83

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Tombola napoletana: confezione scatola gioco da tavolo con cartelle ispirate alla fillumenia, sacchetto e numeri, copri numeri segna punti per la marcatura alla francese, istruzioni.


Da oggi disponibili le prime 300 copie numerate !!!

"La tombola di Fiorella" in stile liberty
 

Caratteristiche:

 

1) sul retro delle cartelle ci sono figure riferentisi alla smorfia napoletana. Tali figure non provengono dalle solite che usualmente circolano, ma si è voluto ricorrere a figure insolite, eccezionali.

In particolare si tratta di etichette di scatole di fiammiferi che furono molto in uso dalla fine del 1800, ispirate a scene di vita, anche satirica, eventi politici ed altro, provengono da una pregiata raccolta che nel gergo del collezionismo si chiama "fillumenia" ed ha ancora molti aficionados con aste ad altri prezzi, specialmente all'estero.

 

2) i numeri sono di materiale metacrilato con effetto madreperla piacevoli al tatto e stampate su entrambe le facce.
La stampa è di tipo serigrafico ed è impressa con tre passaggi.

 

3) i coprinumeri sono in materiale plastico con il pirolino per facilitarne la presa.
Fungono anche da anti-stress durante lo svolgimento del gioco (è piacevole ruotarle tra due dita).

 

4) il tutto è corredato da informazioni contenute su ogni partedella tombola, riguardanti storia, curiosità, aneddoti.
Si spiega anche in che consiste la famosa "marcatura alla francese" delle

cartelle.

 

5) il sacchetto, la serie delle cartelle, dei numeri e dei coprinumeri, sono acquistabili anche SEPARATEMENTE sul sito www.giochipiermattei.com .

 

6) tutti gli elementi della tombola sono stati ideati e prodotti interamente in Italia.

 

 

TUTTO QUESTO RENDE "LA TOMBOLA DI FIORELLA" CERTAMENTE UNICA NEL SUO GENERE

 
N.B. Le 300 copie della prima edizione saranno numerate.


Approfondimenti: Storia, Smorfia, Fillumenia e le Regole.

 Storia 

La parola tombola deriva dal verbo tombolare (roteare o far capitombolare i numeri nel paniere). 

Nell’antica Roma, durante i giochi saturnali, che si celebravano in dicembre, si distribuivano ai presenti delle tavolette con un numero che, se estratto, 

dava diritto ad un premio. 

Era permesso giocare d’azzardo solo in questo periodo ma, con il passare del tempo, divenne un’abitudine giocare anche durante le feste natalizie. 

Già ai tempi delle prime Olimpiadi, i greci scommettevano sulle prestazioni degli atleti, mentre lotterie ideate dallo Stato si tenevano pure nella Roma imperiale. 

Nel Rinascimento era pratica comune scommettere su tutto, dal sesso di taluni nascituri al risultato delle elezioni locali. A Roma, ad esempio, si giocava al 

Papaccio e all’Azzeccacardinali, puntando appunto su chi sarebbe divenuto Papa o cardinale. 

Diffusosi in Italia tra il 1500 e il 1700, il gioco della tombola ha molte ascendenze che vanno dalla cabala alla smorfia, dalla lotteria al lotto, di cui è stretto 

parente, mentre la lettura dei numeri affonda le radici nell’immaginario popolare. 

Il gioco del lotto ha un luogo e una data di nascita precisi: Genova, anno 1576. 

Qui, ogni sei mesi, i nomi di 120 notabili locali, trascritti su altrettanti foglietti, venivano deposti entro una borsa, detta seminario, per procedere quindi 

all’estrazione dei cinque nominativi corrispondenti a coloro che avrebbero ricoperto incarichi al Senato e al Consiglio dei Procuratori della Repubblica. 

La passione per il gioco si diffuse rapidamente e si stabilì di portare a 90 il novero dei candidati, aggiungendo al nominativo di ciascuno di essi un numero 

progressivo. 

Era possibile scommettere sull’estrazione di uno, di due o anche di tre nomi, primi antenati degli attuali estratto, ambo, terno. 

Gestito da pochi privati, il lotto prese piede ben presto e gli importi delle puntate divennero via via più cospicui, il che indusse il Governo a rilevare in proprio la 

gestione del gioco, al fine di arricchire le casse dello Stato. In seguito, allo scopo di dare al gioco una parvenza di legalità e di beneficenza, i nominativi dei 

candidati furono sostituiti con i numeri, ad ognuno dei quali venne abbinato il nome di una ragazza nubile e indigente, così da fornirle la dote necessaria per il 

matrimonio. 

Dalla somma vincente, infatti, veniva detratta una piccola parte da assegnare alla ragazza ed è per questa ragione che il gioco venne poi denominato lotto delle 

zitelle e venne via via legalizzato in diverse città italiane: nel 1646 a Genova,  nel 1702 a Milano, nel 1731 a Roma, nel 1739 a Firenze, nel 1750 a Venezia. 

Già nel 1682 il gioco del lotto trovava grande fortuna a Napoli, ove una società di mercanti liguri aveva preso in affitto un locale nel quartiere di Monte Calvario, 

in un vicolo che prese quindi nome di Bonafficiata vecchia, e in cui ebbe poi la sua sede la Regia Impresa del Lotto. 

Nella città partenopea il termine bonafficiata corrisponde a beneficiata, dal verbo beneficiare, e denomina, come del resto nella lingua italiana, la polizza del lotto, 

pubblico o privato, che dà diritto ad un premio, e ancora oggi, nei quartieri vecchi della città, con questo nome si indica la tombola mentre ‘a bonafficiatella è la 

tombola familiare durante le feste natalizie. 

A Napoli il primo titolare della gestione del lotto pubblico, ossia il primo arrendatore (dallo spagnolo arrendador, carica che nel Regno corrispondeva ad 

appaltatore delle imposte) fu il genovese Goffredo Spinola. 

Dopo il terremoto del 1688, che taluni interpretavano come punizione divina per la dissolutezza del Regno, di cui era manifestazione palese la forte passione per 

le scommesse dei partenopei, il gioco venne sospeso. 

Si cominciò allora a puntare clandestinamente al gioco dell’estrazione per li Seminarj di Genua, di Milano e Torino, scommettendo sui numeri là estratti, ma il 

Viceré lo mise al bando, stabilendo 2000 ducati di multa per i giocatori e 3 anni di galera per gli organizzatori del gioco, inclusi i tipografi che avessero stampato 

le liste dei numeri provenienti da quelle città. Sanzioni ancora più alte prevedevano i bandi del 1711, ossia una multa di 3000 ducati per giocatori, e 5 anni di 

galera se nobili. 

Finalmente, nel 1712 il Lotto venne legalizzato, anche in ragione del gettito che da esso derivava all’erario. Non mancarono tuttavia ulteriori tentativi volti a 

decretarne l’abolizione, tutti peraltro di scarsa incidenza,  ultimo quello di Giuseppe Garibaldi, nel 1860. 

 

Smorfia e Fillumenia

La fantasia popolare ha permesso al lotto di diventare tombola, da gioco pubblico qual era in origine, con una cartella di 5 numeri, a gioco familiare, con 

una cartella di 15 numeri. 

La fantasia popolare ha permesso alla cabala di diventare smorfia, al numero 69 di diventare sott’e’ngoppa (sotto e sopra, più simpaticamente detto 

'o 'mbruoglio int"e lenzole - l'imbroglio dentro le lenzuola - ricordando una posizione d'amore), al 66 di diventare e’ doje zitelle (perché i due 6 ricordano 

due zitelle corte e ciccione) e così via con tanti altri numeri. Molti sanno che la paura fa 90, Natale fa 25, ma non tutti ricordano che ad ognuno dei 90 

numeri della tombola corrisponde un simbolo. I simboli della tombola napoletana – certamente la più famosa – sono quasi tutti allusivi, a parte alcuni 

anche scurrili. Spesso questi simboli variano da regione a regione: così 

il morto che parla talvolta è 47, talaltra 48, il 77 indica ora i diavoli ora le gambe delle donne. 

Sulla tombola romana illustrata tuttavia non appaiono questi simboli ma i nomi dei grandi dell'antica Roma: Muzio Scevola, Giulio Cesare, ecc. Pertanto 

nel tempo, in varie località, i numeri sono stati battezzati con nomi talvolta diversi, ormai da anni divenuti familiari, salvo piccolissime differenze. Così il 

croupier può divertirsi e intrattenere i partecipanti annunciando di volta in volta il numero estratto, creando inoltre un pò di suspence, chiamandolo con il 

nome di battesimo (la cosiddetta tombola parlata). Molti numeri hanno ovunque il medesimo significato sebbene non siano chiari i motivi e i criteri 

secondo i quali essi siano stati battezzati, ma che tuttavia risultano accettati e codificati nel tempo dalla smorfia. Questa, in passato, era consultabile 

presso tutti i botteghini del lotto, dove, con l’aiuto del gestore, venivano interpretati accadimenti, personaggi, figure del sogno da tradurre nei numeri 

giusti con cui tentare la sorte. 

Nel dare vita a questa tombola, per rappresentare figurativamente i numeri della smorfia, abbiamo scelto di fare ricorso alle figurine che illustravano le 

scatole di fiammiferi alla fine dell’’800. 

Abbiamo voluto offrire una iconografia molto particolare e che fa parte di una grande raccolta di scatole di fiammiferi oggetto di un collezionismo allora 

molto in voga: la fillumenia. 

Il 7 aprile del 1827, in una cittadina inglese, Stockton-on-Tees, il farmacista John Walker, vendette all'avvocato Hixton la prima confezione di friction 

lights, i primi fiammiferi. Verso la fine del 1800 le scatoline di fiammiferi venivano abbellite con delle figurine stampate in cromolitografie accattivanti che 

riproducevano usi e costumi, luoghi, proverbi, detti, eventi politici, letterari, scene umoristiche del tempo. Molte persone iniziarono così a collezionare 

queste etichette e nacque così la fillumenia, parola composta in parte dal greco philos (amico) e in parte dal latino lumen (luce). Furono fillumenisti perso- 

naggi importanti come il Re Faruk d'Egitto che fu disposto a pagare anche cifre astronomiche per qualche scatolina di fiammiferi che mancava alla sua 

collezione. Il Re del Siam, Chulalongkorn, durante una visita di Stato si chinò a terra davanti a tutti gli astanti per raccogliere una scatolina di fiammiferi. 

Il valore di una scatolina o di una etichetta di fiammiferi dipende da diversi fattori ma soprattutto dal periodo in cui è stata commercializzata. 

Il banditore di una famosa casa d'aste, nel 2009, ha battuto 1.000 etichette di fiammiferi della fine dell'800 alla cifra di 18.000 euro, asta che si aggiudicò 

un giapponese. 

 

REGOLE

 

 

Tra i giocatori si sceglie un "capogioco" ("banchiere", "banditore", "assuntore", 

"croupier") che avrà il compito di estrarre ("cavare") i 90 numeri dal sacchetto (a 

Napoli dal "panariello", cestino in vimini con forma particolare) ponendoli di 

volta in volta sul suo "tabellone". I partecipanti, insieme, stabiliscono il prezzo di 

ogni "cartella". 

Il denaro raccolto dalla vendita delle varie "cartelle" (una o più per ogni parteci- 

pante) costituirà il "montepremi" che verrà ripartito tra Ambo (5%), Terno 

(10%), Quaterna (20%), Cinquina (25%) e Tombola (40%). Anche il "capogioco" 

può partecipare comprando una o più delle 6 "cartelle" del "tabellone". Il "capo- 

gioco" estrae un numero alla volta annunciandolo ad alta voce e lo colloca nella 

corrispondente casella del suo "tabellone". I partecipanti controllano le proprie 

"cartelle" e ricoprono il numero chiamato con un segnalino ("fagiolo"). Vincerà 

l'Ambo il primo giocatore che coprirà 2 numeri della stessa riga della "cartella". 

Vincerà il Terno chi coprirà 3 numeri della stessa riga della "cartella". Chi ne 

coprirà 4 vincerà la Quaterna e chi 5 vincerà la Cinquina. Il primo giocatore che 

coprirà tutti e 15 i numeri della propria "cartella" farà "tombola". Se due o più gio- 

catori completano contemporaneamente la stessa combinazione si dividono il 

premio in parti uguali. 

"Commento su alcune etichette della smorfia" 

6. QUELLA CHE GUARDA A TERRA - Le ragazze "che guardano a terra" stanno praticando l'idroterapia secondo le indicazioni del 

dottor Kneipp (1821-1897), abate e presbitero tedesco che la diffuse in tutta Europa. Secondo le sue teorie l'idroterapia purifica il 

sangue. 

54. IL CAPPELLO - "Gibus". Cappello a cilindro che, grazie all'ingegno di Antoine Gibus, nel 1812, divenne più maneggevole: molle 

d'acciaio applicate internamente, consentivano senza difficoltà di schiacciare il cilindro e quindi poterlo portare sottobraccio e, comun- 

que, creare meno ingombro. 

59. I PELI - I grandi baffi che avevano gli uomini del passato, sono il risultato dell'uso dei "piegabaffi", striscia a rete che si teneva stretta 

sui baffi e si annodava dietro la testa per dar loro la piega desiderata. 

63. LA SPOSA - Secondo il Codice Civile del Regno d'Italia del 1865, il Re poteva dispensare o impedire matrimoni in determinati casi 

e condizioni. (Artt. 55-59-68). 

67. IL TOTANO NELLA CHITARRA - Garbatamente si allude all'intervento di un "suonatore" che insistentemente ha voluto suona- 

re la "chitarra" della ragazza. 

69. SOTTOSOPRA - La doppia figura e la doppia scritta alludono alle vicende, scandalo (1892-1893), bancarotta, dimissioni di 

ministri, che vi furono all'epoca dell'apertura del Canale di Panama (1915). 

70. IL PALAZZO - "Ciabot d' Gianduja" era il "palazzo" di Giovanni del boccale, ossia la casa natale di Gioann dla Doja, di Gianduia, 

tipica maschera piemontese risalente al 1804. Dal suo nome deriva il cioccolatino "gianduiotto". La "Ciabot" è situata in località Lovisoni 

sul Monte del Fico 

73. L'OSPEDALE - Il "serviziale", o lavativo, o clistere, era uno dei "rimedi" sanitari di più frequente ricorso nel XVIII sec., tanto da 

divenire di moda, somministrandolo anche nei Cafè, nei Salotti e nelle Corti, fra mondani e lieti conversari, magari spidocchiando 

ciascuno la propria parrucca. 

76. LA FONTANA - L' "Acqua Marcia" è il terzo acquedotto di Roma antica, costruito nel 144 a.C. dal pretore Quinto Marcio Re. La 

lunghezza dell'acquedotto era di 61,710 miglia romane, pari a poco più di 91 km. 

83. IL MALTEMPO - Il generale Belisario difese Roma dai Goti nel 537 d.C.. Calunniato, divenuto povero e cieco, accompagnato dalla 

figlia, chiedeva l'elemosina ("obulum") dinnanzi a Porta Pinciana (detta "Belisaria" per la vicinanza al suo quartiere generale).

 

This product was added to our catalog on Saturday 28 November, 2009.
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